L’è rivà!!!

Bene, vi faccio i miei migliori auguri di buon anno!

Il 2011 si affaccia alle nostre vite, un nuovo ventennio ha inizio e solo tra 20 anni ne avrà inizio un altro, un nuovo decennio ha inizio e solo tra 10 anni ne avrà inizio un altro. Potremmo così dire similmente nella logica intrinseca dell’affermazione che avrà inizio sia un quinquennio, sia un secolo, che un millennio o un millennio, possiamo ciclare all’infinito con multipli e divisori del numero simbolico 10.

Perchè 10 e non 11, visto che siamo nel 2011?

Ma perchè è semplice. Il 2010 è una data di arrivo. Ci arrivi dal 2000, passando per il 2005, ma il 2010 non la riesci a vedere come una data di inizio, seppur è lì che ha effettivamente inizio qualsiasi entità temporale che si possa definire in lingua italiana tramite multipli e divisori di 10.

Il 2010 è una data di arrivo, di fine. Abbiamo bisogno di staccarla concettualmente dall’inizio di qualcos’altro, o della sessa cosa potremmo ugualmente affermare tenendo conto del multiplo / divisore uguale a 1 in ogni numero.

E’ nel 2011 che percepiamo effettivamente e chiaramente che: “Bene, un nuovo decennio è effettivamente partito.” Anche in analisi matematica i multipli o divisori tra 0 escluso e 1 escluso abbassano il valore del numero che va a loro moltiplicare. Quando è 1 che divide o moltiplica, il numero rimane tale, e allora non resta che il numero che va a moltiplicare sia maggiore di 1, escluso. Ora siamo passati sopra questo 1 e stiamo andando verso il 2, ogni infinitesimo intervallo di tempo cui siamo sottoposti aumenta infinitesimamente un valore che si avvicina sempre più a 2. Tradotto è semplice: stiamo salendo perchè abbiamo appoggiato la scala.

Una di quelle date per cui il valore simbolico lo devi proprio fiutare alla fine, il secondo decennio dello zeresimo secolo del secondo millennio, ogni quantità è ripetibile in maniera discreta non sostituendo alle parole numeri decimali, ma numeri naturali positivi, i più intuitivi del sistema che, guardacaso, si chiama decimale (2010->2011).

Le coincidenze per farne una relativamente importante data di “stacco” nel calendario ci sono. Al minimo magari, ma ci sono.

E allora che dire, un 2010 favoloso, pieno di gioie e soddisfazioni si è appena concluso, nonostante non siano mancati gli imprevisti, che hanno messo a dura prova il mio ego già dedito con tutte le sue energie al comparto scolastico da recuperare togliendomi, tra le altre cose, la libertà di libero movimento (leggi: la patente).

Gioie e soddisfazioni irripetibili e la maturazione di un ideale: sviluppare la mia persona e personalità secondo un modello predefinito di rigore, attività e disciplina, facendo confluire tutte le energie nel miglioramento dell’esistenza e investendo nel futuro.

Sto parlando di tutti quei personaggi cinematografici, presenti anche nella mia testa e naturalmente nella tua, che allenandosi raggiungono un obbiettivo. Prostrandocisi anche solo con lo sguardo, con la mente, è lì che volevano arrivare e ce l’hanno fatta. Rambo, allenato alla guerra, Rocky allenato alla boxe e sconfitto prima di maturare seriamente, i personaggi di Dragon Ball che si allenano per superarsi, Roronoa Zoro in One Piece, Gatsu in Berserk, Ryu in Street Fighter. E Naruto in… beh.. in tutto il mondo ha lo stesso nome, quindi è facile.

Ah, aggiungo quel cintura nera che si è fatto tirare un calcio nei coglioni ai 320 all’ora da un lottatore e non ha fatto una piega, nè osso pubico rotto, nè budella di coglioni. Anche lui si è allenato per diventare quello che è.

Noi in occidente possiamo trovare questa mentalità difficile da comprendere a fondo, è tipica orientale, parla del corpo, dell’allenamento, dello spirito, della volontà. Dei chakra, della meditazione, dell’autosuggestione. Dell’anima, della ragione della vita, di Dio e della religione.  E’ intrinseco, è una virtù , siamo noi. Noi invece per noi siamo qui  per ottenere i successi senza la disciplina necessaria nel poterci arrivare, ma gratuitamente, col minimo sforzo. Vinciamo quando peggioriamo le situazioni altrui rispetto alle nostre, noi quando miglioriamo le nostre rispetto alle altrui come gli orientali. Fottere è la parola d’ordine e “stai all’occhio che è un italiano!” è come ci vedono i paesi confinanti a nord, perchè quelli a sud, oltre il mare, leggono dall’altra sponda la parola “AMERICA” riferita alle nostre coste e si buttano a nuoto per raggiungerci, fosse necessario.

Beh, voler migliorare è stato quello che ho appoggiato sin dall’inizio prima di appoggiare la scala al muro, ora che sto salendo non posso che desiderare di continuare a salire.

Vi auguro una buona salita! Ci vediamo su, quando sarà ora!!

😉

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Ciao mondo!!

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I consigli di un pirla

Non so il perchè di questo titolo, tuttavia ben ci sta. Poco bene perchè ispirato ad una delle canzoni degli Articolo 31, tutte concettualmente simili, ma tuttavia esplicativo nella sua parte iniziale. Esplicativo per l’intero blog, forse. Questi, intendendo tutto quello che giace qui scritto, possono essere i consigli di un pirla, quale sarei io, autore.

Quindi, lo dico alle nuove leve in procinto di leggere tricche e ballacche qui riportate, preparatevi psicologicamente, col pregiudizio incline a sedurre le vostre prossime idee su quanto vedrete qui riportato, preparatevi: il pregiudizio da cui partire è che qui vi sono solo i consigli di un pirla, poi il resto verrà … probabilmente a vostro discapito, se il pregiudizio è fondato e se deciderete di seguire qualche consiglio, che poi consiglio non è, ma solo qualcosa che sarebbe bene fare in date situazioni. Quali situazioni? Beh, siamo in Italia, quindi le possibilità all’immaginario collettivo si sprecano.

Politicamente, ma anche socialmente. Che fareste, ad esempio, se un gruppo di persone vi togliesse il saluto, così… di punto in bianco. Nemmeno i miei più acerrimi nemici in diversi periodi della mia vita mi hanno tolto il saluto, questi qua che io conoscevo appena o, per meglio dire, mediamente bene, sì. E allora? I casi sono, presumibilmente, che il nemico forte o debole che sia, sotto sotto ti stima perchè ha compreso il tuo valore, confrontandosi con te, loro no.

Ed è finita qui. Il tuo nemico sa benissimo con chi ha a che fare, magari fa finta di niente, ma sa di cosa sei capace. Non che tu abbia capacità all’infuori dell’immaginifico umano, ben inteso, tuttavia sei valido, l’hai messo almeno in un minimo di difficoltà, oppure no, ma nel momento del confronto con te, in te ha visto la luce. Una luce fioca, con un gran potenziale di illuminazione, magari è tutto solo nella sua testa, quel che conta è che hai lasciato il segno e, volente o nolente, c’è rispetto. Capita nei match di boxe, un solo pugno che va a segno in maniera buona e l’avversario si mette sulla difensiva. Per quanto più abile di te, sa che se sgarra, le prenderà e di brutto. Lo sa, lo immagina e si impegna al massimo per far sì che ciò non avvenga, dando respiro libero a tutta la sua esperienza per buttarti giù. Alla fine vince, ma ha rispetto e il rispetto nasce dalla grinta, dalla convinzione che tu, seppur inferiore a lui, abbia fatto del tuo meglio per metterlo in difficoltà.

E teme il momento in cui tu possa raggiungere ed eventualmente superare il suo livello, per questo ti rispetta e vuole conividere dei momenti con te, per imparare quello che di buono tu hai per farlo crescere.

Questo nella boxe, o almeno, nella mentalità di un continuo miglioramento sull’onda dello sport. Chi non è sportivo nello spirito, difficilmente vedrà ciò che gli puoi dare, più che altro sarà convinto di essere già arrivato alla perfezione per quanto lo riguarda e quindi non saprà che farsene della tua presenza. Tipico dei pecoroni, quelli che nascono e sanno già tutto subito, quelli per cui la vita non rappresenta una crescita di alcun tipo, ma è solo un modo per incontrare gente che, secondo te, dalla nascita, è degna di essere considerata.

I nazisti, per intenderci, i passati seguaci più fedeli del Fuhrer.

Io sono qui a dirvi che la vita è anche miglioramento, evoluzione e maturazione. La vita è un fenomeno incontrollabile, chiunque o comunque il 90% delle persone hanno potenzialià che nemmeno si immaginano. Solo non hanno le giuste motivazioni per tirarle fuori.

Da domani, io dovrò trovare una motivazione, per non rimanere incompiuto nella mia vita, ma poter almeno dire che ho dato il massimo o ho almeno fatto del mio meglio. Che poi il mio meglio non sia nulla di paragonabile al meglio di Albert Einstein, non ho dubbi già in partenza, ma che uomo sarei se non avessi dato tutto nella mia vita per raggiungere gli obbiettivi che mi stanno a cuore. Sarei un "fallito per scelta", perchè non avrei tirato fuori il meglio al momento giusto.

Tutto quello che posso fare, io lo DEVO fare. E non ci devono essere dubbi su tutto ciò. Un giorno gli sforzi saranno ricompensati, è la legge della vita, nessun uomo si sforza mai per nulla, magari congiunge un solo tassello di un lunghissimo puzzle che vedrà la sua vita dopo millenni di studi in materia grazie all’inetuizione, a posteriori, di un illuminato del tale periodo, ma avrà fatto questo.

E questo è quello che conta. Il proprio meglio, sempre e comunque. SEMPRE E COMUNQUE.

Per morire serenamente, per sapere di essere stati parte di un tutto, per essere sicuri di essersi impegnati al 100% delle proprie possibilità e aver tirato fuori il proprio meglio. Dare sempre il MASSIMO.

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Repliche

In certi momenti sono particolarmente ispirato. Nel fare cosa non si
sa, tuttavia mi balzano alla mente alcuni concetti dai quali si dirada
la nebbia della latenza e in quel preciso istante mi appaiono più
chiari, come una rivelazione che già sapevo, ma che non riuscivo a
mettere a fuoco. Diciamo che la mantenevo nella parte inconscia della
mente, senza trovare il mezzo per traslarla nell’altra parte.

E così capita di sentire, per esempio, canzoni nuove che ti sembra di
aver già udito. Non sai esattamente quando e dove, non sai se l’hai
immaginata o se il tutto avviene perchè assomiglia in una certa maniera
a qualcun’altra. Ma già sapevi che sarebbe arrivato il momento in cui
l’avresti sentita e, talvolta, è proprio uguale a come l’avevi
immaginata, tanto che riesci a canticchiarla seguendo correttamente la
melodia, anche se sei al primo ascolto.

Così come capita di aver visto luoghi che ti aspettavi fossero
esattamente così. Nulla di speciale, insomma, diciamo che li avevi
immaginati e si sono materializzati. Lo stupore nell’osservarli è dato
solamente dall’emozione che ti accompagna in quel preciso istante, per
il resto nulla di nuovo, solo un rimescolamento aleatorio di tante
carateristiche che può avere un posto del genere ed esso prende vita.
Si conferma per quello che è… con una casa là e un prato di lì,
poteva essere diverso, ma sempre prevedibile. L’avresti comunque
materializzato nella tua mente, bastava sistemare qualche
caratteristica qui e lì. Il fatto, tuttavia, di trovarselo dinnanzi
agli occhi è come una certezza che non lascia spazio a dubbio alcuno: è
così, in quanto tale. Puoi macchinarci sopra con l’immaginazione, ma
quello che si prospetta davanti ai tuoi occhi è esattamente quello che
si prospetta davanti agli occhi di tutti gli altri. Questo significa
essere reale: nessuno lo può modificare nella propria mente e
riproporlo come realtà, al massimo può tenerselo per sè, dato che la
realtà è là davanti.

Capita anche nel sesso. Anzi, diciamo pure che l’emisfero irrazionale è
il leader nelle relazioni interpersonali. Tu andresti con una/uno il
cui pensiero è disarmonico col tuo ideale di relazione? Non credo.
Immagino che prima di affermare con innegabile certezza che quel/quella
tale ti piace e, attenzione, ho detto ti piace, non è bella, perchè
quello lo puoi affermare a prescindere, la mente irrazionale proietti
delle immagini di quello che tu interpreti come vostra possibile
relazione, sia essa di vita di tutti i giorni, sentimentale, familiare
e sessuale. Il tutto avviene in un lampo. Ed è in quel lampo che
miliardi di impulsi vibrano all’unisono delineando una sagoma che non
lascia spazio a dubbi: è lei, è quella giusta, si prospetta una grande
love story.

Molte persone affermano di aver "sentito" la vibrazione del proprio
attuale compagno di vita sin dal primo incontro, sin dal primo sguardo.
Una sensazione sublime che lascia spazio a pochi dubbi, dove
intraprendere un cammino assieme non è una cosa del tipo "proviamo ad
uscire per conoscerci meglio", ma una cosa naturale che viene da sè,
una necessità di sopravvivenza del proprio io. E la cosa soprendente è
che capita da entrambe le parti.

Che sia una immensa fortuna o pura sfiga, poi, è soggttivo. Magari il
tuo programma di vita era avere più rapporti possibili con tanti
partner diversi, e invece trovi abbastanza presto quello definitivo. Ma
una cosa è sicura: quando la/lo trovi, non hai più sicuramente bisogno
di altro, perchè sai che sei a posto e il futuro sarà un guardare
avanti insieme, un fronteggiare le sfide insieme.

Commovente, già. Chi non sogna la pienezza del proprio essere tramite
il ritrovo di un patner definitivo? Credo sia nella natura animale
dell’uomo.

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Quello là!? E’ un pirla e mi sta sul cazzo!

Come ti sentiresti se udissi uno che non conosci affermare questo di te?

Io credo che al primo impatto penseresti "ma cazzo vuole?!", "ma chi ti conosce?!", oppure "ma guardati te che […]!!".

A volte capita spesso. <— Frase poco sensata, che sta ad indicare che "A volte", ossia in certi periodi della vita, "capita spesso." all’interno di quello specifico periodo, non crediate che l’accostamento di due avverbi di tempo con significato opposto non abbia senso, altrimenti tornerete ad essere pregiudiziosi come lo siete stati tante altre volte e, per esempio, a credere che sia una frase del cazzo senza senso.

Tornando all’argomento, l’uomo purtroppo per sua innata e immodificabile natura, controversa, è spesso invidioso, maligno, cattivo, per non parlare dei tratti ereditari, dei messaggi gestuali. Infatti sono i tratti ereditari che marchiano alcuni aspetti della specie come "negativi" o "positivi", spessissimo si parte dal punto di vista estetico, forse di questi tempi anche troppo. Quindi uno con quella faccia lì mi sta sul cazzo a prescindere. Io non so perchè, ma sento un fastidio, un ripudio verso di lui, quando lo percepisco con i sensi (vista, tatto, olfatto,…) ho questi disturbi: il mio cervello non lo "metabolizza". Può anche essere per qualche motivo legato ad un pregiudizio tale da portarci ad invidiarlo per qualcosa, a temerlo quindi, senza nemmeno provare a pensare che costui potrebbe essere tutt’altro che ostile nei nostri confronti. Esempio, potrei incazzarmi a morte alla vista in tv di Brad Pitt, arrivare a detestarlo e denigrarlo perchè sono INVIDIOSO della sua bellezza e so che in una gara di bellezza contro di lui non potrei mai prevalere, nemmeno se mi sforzassi oltre il 200% delle mie possibilità. E’ questa mancanza di autostima che genera sfiducia in me, questa ossessione di sapere come andrebbero le cose "nel caso in cui".
Quindi: la sfiducia in me genera l’ossessione di sapere come si svilupperebbero le cose "nel caso in cui": concludo che non sono altro che un insicuro, dato che sono invidioso. L’invidia è data dall’insicurezza, quindi dalla paura di combattere una battaglia che, decidiamo, è persa in partenza. Risultato: siamo delle checche fifone, dei pecoroni impauriti a cui spetta di rimanere qui dove siamo, controllati dai sovrasistemi presieduti da individui che ci sfruttano per stare meglio loro stessi. Siamo ignobili, alla mattina ci meritiamo di alzarci, prendere la macchina e metterci in coda per andare al lavoro, in mezzo al gregge di quelli come noi. E vivere la giornata così. La vita così. Senza aspirazioni, ambizioni, senza la voglia di migliorarci, le determinazione di porci un obbiettivo e portarlo a termine, impauriti nel lasciare la tana del luogo dove siamo nati, di andare in altri paesi, imparare altre lingue, usanze, aprire la mente.
E infatti è proprio quello che faremo, vivendo quotidianamente con l’illusione che un giorno le cose cambieranno perchè la ruota della fortuna girerà dalla nostra parte e, che se ciò non accadrà, per colui che sarà accaduto sarà stata solo un’enorme fortuna, da invidiare quindi.

Pecoroni maledetti. Schiavizzarli sarebbe un onore per loro.

Sentono dal primo pirla una minchiata e ci credono, modificando il loro comportamento in merito.
Oppure sono convinti della più grossa stronzata e non cedono, perchè gli stai sul cazzo per la tua faccia, o per altre banalità che hanno preso e condiviso con gli amici come metro di giudizio nei tuoi confronti.

E il mondo è pieno di questi fenomeni. Tu che leggi, lo sei al 99%, credimi.

Il perchè siamo stati creati così male rimane un mistero. La creazione, il destino, l’infinito, Dio, le cose che mai saranno spiegabili dala scienza… Mistero.

Se esistesse uno Zeus, ci meriteremmo di essere fulminati.

Pazienza. Possiamo solo vivere nell’illusione che un giorno giustizia sarà fatta e se verrai giudicato, lo sarai per quello che effettivamente sei, in assoluto, secondo un modo di essere definito dall’altissimo impeccabile e perfetto. Non da degli idioti invidiosi.

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La Crisi Dell’Intelligenza

  Sarà forse un anziano detto, ma di sicuro ha la sua lungimiranza. Se conosci la destinazione segui la strada avanti a te, se non la conosci puoi perderti tra i meandri della mappa urbana. Il vantaggio di conoscerla è che ci arrivi sicuramente, magari anche tramite la via ottimale dal tuo punto di partenza, lo svantaggio è che vai diritto, guardi avanti, la tua preoccupazione è solo di arrivare, mentre ai lati della strada e nelle vie parallele un intero mondo pulsa di vita, mondo che tu ignori, mondo che potrebbe riservarti grosse sorprese, o dei ripensamenti, con una sola sosta potresti far respirare una boccata d’aria fresca al tuo avvenire, cambiare lo scopo della tua esistenza. Lo svantaggio di non conoscerla è che faticherai ad arrivare, allungherai la strada, ti perderai, forse, e poi tornerai sulla retta via o ti perderai definitivamente e migrerai senza meta, il vantaggio è che perdendoti non sai dove sarai perchè se ci si perde è sicuramente in un posto che non si conosce, un posto che può riservare sorprese belle o brutte, ma che saranno importanti nel momento in cui ti rimetterai sulla tua strada, che ti tempreranno il corpo e l’anima, preparandoti ad intraprendere nuovamente il viaggio con una luce individuale totalmente rinnovata e fortificata nel suo risplendere.

In entrambi i casi si prevede, tuttavia, un k.o. se si abusa di una soluzione piuttosto che di un’altra. Continuando a raggiungere ciecamente i traguardi ignorando tutto il resto, prima o poi arriveremo al dunque: il prossimo checkpoint è oltre una montagna, raggiungibile da una via impervia e perennemente ghiacciata, con alta probabilità di frane. Come sempre andiamo su questa strada, ignorandone tali aspetti, con una macchina provata dai viaggi precedenti, con poco carburante, senza catene, senza viveri in caso qualche fenomeno geo-atmosferico bloccasse il nostro proseguio. Non siamo pronti al peggio, e dire che all’incrocio precedente se avessimo svoltato a destra avremmo trovato un benzinaio che ha un amico che abita prossimamente al nostro futuro traguardo e, telefonandogli, avrebbe potuto chiedergli in che condizioni è la strana, se una frana l’ha bloccata o se è previsto un tempo che renda tale viaggio affrontabile senza grossi grattacapi. E poi nel paese vicino avremmo potuto comprare e farci montare ottimi pneumatici da neve Continental, rivenduti da un abile meccanico a prezzi che poco hanno da invidiare alla vendita all’ingrosso. Chiaramente, poi, potevamo sostare al pub e mangiare, ubriacarci e dormire con un’avvenente signorina, e poi l’indomani rifarlo, e poi prendere nuovamente tempo, visitare i dintorni, conoscere le persone del posto che tanto avrebbero avuto da insegnarci e, perchè no, fermarci momentaneamente lì in affitto per una, due, quattro, otto settimane, aspettando il momento più propizio per immetterci sul prossimo percorso. Anzi, avremmo potuto arrivare ad ignorare completamente il prossimo traguardo su quella strada impervia e puntarne un altro di cui saremmo venuti a conoscenza grazie all’aver socializzato con quel posto e quelle persone, un traguardo più facile da raggiungere e più proficuo di soddisfazioni. Oppure avremmo potuto vagare in balia dell’incertezza in quella zona per tutta la vita. Questo è il k.o. previsto quando ci si guarda troppo attorno.

Insomma, meglio ignoranti e (magari stupidamente) determinati o intelligenti e (magari inutilmente) riflessivi?

Come diceva qualche autore, la piaga del mondo è che  l’ignorante sa tutto, mentre l’intelligente è pieno di dubbi. A mio avviso dimenticava che ad aver meno dubbi si conclude molto più, nel concreto, che ad averne troppi. Ma questa è solo una mia precisazione, che non vuole essere realisticamente collocabile come epitassi a completamento di tale concetto, ma solo essere possibilistica, per quanto, comunque, questo concetto possa essere universalmente riconosciuto nell’interezza del suo significato intenzionale, con o senza il mio corollario.

Di una cosa sono sicuro: come sempre accade (sempre, sempre, sempre, sempre,….) la soluzione ideale sta nel mezzo. Ma convergere nel mezzo non è affatto facile, specie se si devono "limare" i limiti destro e sinistro in egual modo.

E allora, da che parte pende il piatto della bilancia?

Pillola rossa o pillola blu?

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Silenzio

Un attimo di pausa, grazie.

Tessere relazioni sociali non è poi tanto difficile, ma mantenerle diventa una vera impresa. Io sono stufo di parlare, di dire cazzate. Sono stufo di temporeggiare, di tergiversare, sono veramente esausto. Non ne posso più di trovarmi in mezzo ad altra gente, qualunque cosa io faccia. Ma, d’altra parte, non voglio nemmeno rimanere trinceato in una stanza per non vedere nessuno. Io voglio muovermi, a seconda dei miei obbiettivi, guardando solo e diritto avanti a me, mai attorno e parlare. Spendere energie per compiere ragionamenti riguardanti cose che non mi interessano, non m’interessa. Non m’importa di confrontarmi con gente che la pensa diversamente da me, nulla farà tornare indietro qualcuno dei due e gli farà assorbire esperienze che lo porteranno al modo di pensare dell’altro. D’altra parte, anche cambiare idea, sebbene sia sintomo di flessibilità mentale, è rischioso, perchè nulla ti assicura di andare verso qualcosa di più "universalmente eticamente giusto", è solo l’emozione della novità all’orizzonte e della sorpresa che avrai quando l’avrai raggiunta e messa in pratica. Che sorpresa? Sei un pirla, cambi idea perchè ti piace cambiare in generale, e basta. Come il tempo, anche a lui piace cambiare e infatti non sta mai fermo. La soluzione sta nel non avere un’idea fissa per ogni cosa, di averne tante e di mettere in pratica la più consona alla situazione. E la coerenza? Va a farsi fottere, chiaramente, siccome non esiste, ma è un’astrazione perfettina nelle nostre teste, che determina la lucidità mentale dell’individuo generico, altra cosa che non esiste. Mi vien ben da ridere, i cosiddetti "concretoni" che parlano di gente normale e gente non normale, credendo di aver assimilato la realtà… ahahahah, ma se la normalità non esiste, se la realtà sta negli occhi (e successive elaborazioni visive, ma di tutti i sensi in generale, da parte del cervello), di che cazzo stai a parlare di normale o rimastone, o scemo di merda?
Chi sostiene l’esistenza della normalità, chiaramente secondo i suoi canoni, che LUI stesso ha in testa e che ignora abbiano anche gli altri, è il primo, ignorante, inifluente, spacciato, oserei dire, provincialotto gasato che va al bar della contea… no, è vero non siamo nelle sperdute lande americane, ma in paesini italiani che vi assomigliano assai. E, tornando al provincialotto, che fa il brillante al bar, con quelli che, in quanto gli danno corda, non possono essere altro che suoi simili, per definizione (dalla mia matematica: condizione sufficiente per essere paragonabile a uno è dargli corda, la necessaria è incontrarlo fisicamente, affinchè gli si possa dare corda a fronte dei nuovi, quotidiani, brillanti, rivelatori discorsi) [perdonate il climax ascendente, Manzoni insegna].

Ma non so come mi sono protratto fino a questo punto, riguardando la partenza, sono proprio un pirla. No, intendevo dire: non ce la faccio… non ho voglia di spiegare le mie ragioni in continuazione, di dire cosa faccio, dove vado, perchè e di sentirmi dire l’opinione altrui. Io NON la chiedo l’opinione altrui!!!! Se proprio l’altrui soggetto vuole darmi qualcosa aggratis, mi dia dei soldi, non la sua cazzo di opinione di merda che non mi serve a un cazzo di niente al fine dei miei cazzo di obbiettivi, cazzo. E che cazzo, cazzarola! [scusate l’allitterazione della "z"… umh, non so se sia proprio questa, la memoria mi fa brutti scherzi!]

Ora come ora sto sognando un lavoro intrippante. Qualcosa che riempa le mie giornate totalmente, che mi faccia permanere con la testa sul da farsi, sul progredire, sul come migliorare, fino a tarda notte (con un po’ di pausa per l’attività fisica e cazzeggio assortito), qualcosa che accenda la passione del voler fare e che non dia spazio a momenti morti nei quali scambiare battutine del cazzo col collega.

Sì, lo so, sono i primi sintomi di sociofobia, patologia che se avanzerà mi porterà a coincidere con la definizione classica di "asociale".

Ma, d’altronde, le definizioni sono solo convenzioni. La somma è la somma perchè l’hanno chiamata somma e non differenza. Se la chiamavano differenza, era la differenza. Così come asociale non è compagnone per lo stesso motivo. Ora, cambiando solo la parola, non cambia però l’idea di fondo. Nel senso: vediamo il mondo al contrario? Sì, bene! Allora la somma diventa la differenza e l’asociale diventa compagnore, così come il molto diventa il poco, l’alto diventa il basso. Ma sebbene cambino le parole, le idee associate a queste non cambiano. Se la differenza toglie, nel mondo al contrario è la somma che toglie, ma non aggiunge, ossia non si inverte la fisicità della realtà. Oppure sì? Beh, dipende da che concezione si ha di "mondo al contrario". Il discorso diventa complesso, d’altronde la nostra realtà non è che una di tutte le dimensioni possibili, esistibili. Tramite il pc, ad esempio, si arriverà a simulare perfettamente la fisica e la chimica della nostra realtà in una finestra di un programma, dove tutto, esattamente tutto, risponderà, secondo il principio azione-reazione di Newton esattamente come farebbe se, concretamente, fosse immesso in un ambiente con le circostanze per cui noi abbiamo settato il programma. Ma col pc andremo oltre: da noi l’accelerazione di gravita è 9,8m/s? Bene, nel programma la setto a 20 km/s e poi mi faccio uno scenario . Creo un territorio di montagna, un ghiacciaio, e poi un pallone, alberi, erba, esattamente come ce l’ho in testa e poi… faccio "play" e comincio ad interagire con l’ambiente virtuale e tutto si muove esattamente come nella nostra realtà, solo che la forza di gravità a 20 ridefinisce tutti i comportamenti.
E allora cambio la struttura atomica del ghiaccio e lo rendo più pesante, più denso dell’acqua, e faccio "applica alla terra virtuale", che ha già gravità 20, da prima. Faccio "play" e nel mio mondo virtuale il polo nord sprofonda sott’acqua… e chissà cos’altro capita, devo studiarmi per bene la chimica, lo so, poi la fisica e poi costruire un software che ricrei tutto, con parametri modificabili a piacere, così da crearmi su pc il mondo virtuale ideale.

Ora, siccome insorgono i primi sintomi della condizione psichica nota come "delirio", ritengo opportuno concludere qui il mio racconto, spegnere il pc e andare tranquillamente nel mio bel lettone caldo a riposare, che sento di averne bisogno.

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Riflettendo nel Mentre

Mondo malato.

Pensa solo allo strazio di chi ci finisce, magari per errore. Sbattuto chissà dove, in un insignificante pianeta da 6 miliardi di abitanti, più altre forme di vita.
Ti alzi dall’infanzia, che magari è uno strazio anch’essa, e ti immetti nel traffico, dando le opportune precedenze.
Una volta sulla strada, è fatta! Sei in gara. Puoi partire con una Ferrari o una Cinquecento, puoi avere la fortuna di dover passare per un percorso poco accidentato o per il quale qualcuno può darti indicazioni. E ti devi fermare il meno possibile se vuoi arrivare alla morte degnamente, schiacciare di continuo il pedale.

E’ il nostro mondo malato. Dove le misure della vita sono: quanto sei bello, intelligente, ricco, abile, eccetera. E se non ci sei, allora fatica per raggiungere gli obbiettivi, fatica per darsi un tono con l’altra gente.

Pensaci. Siamo cresciuti per millenni, come specie, ed abbiamo maturato questi ideali. All’infuori di questo tutto è meno gradevole, non si terrà mai in conto chi è il peggiore, il più povero, il più negato. E nemmeno se rientri in una media statistica di qualcosa, non sarai altro che rappresentante della colonnina più alta del grafico. E nemmeno si considererà chi si impegna di meno per fare qualcosa. Tutte questi parametri saranno giudicati come negativi, producento sgradevoli sensazioni dai meandri del nostro cervello, che ne racchiuderà i frame fotografici immaginifici.

In altre dimensioni, invece, mondi paralleli che distano nanochilometri da noi, ma risiedono in un’altro strato del tutto, c’è un pianeta di nome Anti-Terra dove per gli abitanti, i vip come noi abbiamo dello spettacolo, sono i barboni che dormono nei cassonetti. Essi vengono invidiati e rispettati da tutti, quotidianamente firmano autografi. Anche chi ha meno determinazione e riesce meno è ammirato  ricercato. E, di certo, esiste una dimensione dove anche tu sei il vero vip, rimane solo invisibile ai tuoi occhi. I nostri vip, invece, nei loro occhi vedono il mondo da vip del posto, ci riescono. Altri si vedono loro assistenti, loro servi e riescono ad esserlo.

E tu come ti vedi? Dici di impegnarti per voler diventare, ma davvero vuoi diventare? Ne sei convinto, o in fondo in fondo sai già che il tuo posto, alla fine dei conti, va benissimo anche così? Che tu sei già il vip del tuo mondo, e stai cercando di scrutarlo alla vista, ma ti diverti a non riuscirci, ti spaventa poterci riuscire. O vuoi diventare un vip per questo mondo di cui fai parte?

Se ti sforzassi, se tutti noi ci sforzassimo, di vedere il mondo in modo diverso, nel vedere come vero vip l’uomo comune e, quindi, di vedere chi si allontana anche tanto dalla normalità, in entrambi i sensi, come i veri e reali vip di questo nostro stesso mondo, si assisterebbe ad una rivoluzione di mentalità totale, dove la gente si darebbe tutta da fare per rispettare forzatamente i canoni di vita medi, ci sarebbe molto più rispetto tra tutti gli uomini, molto più aiuto reciproco, comprensione, benessere, soddisfazione di quante ce ne sono in questa pentola a vapore, intenta a scoppiare da un momento all’altro.

Quindi, anche tu, sforzati di vedere i vip nelle cose che ti circondano, nelle persone che ti sono vicine durante le giornate, le serate, i fine settimana ed abbine molto rispetto, sii sempre pronto a correre il loro aiuto e, se qualcuno ti aiuta, non negarti mai.

Aiuterai il mondo.

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I miracoli succedono SOLO a quelli che non GETTANO MAI LA SPUGNA!!!

E il mostro mi guardò negli occhi, facendomi gelare il sangue..

Un ammasso di carne viva, trupidamente contornata da una folta e maleodorante pelliccia estedentesi svariati metri, liscia e torbida, con il muso di un leone, occhi rosso sangue brillanti e catinelle di bava colante si erigeva davanti alle mie gambe tremolanti, affamato… ma che dico, assatanato, letteralmente smanioso di sventrare qualche animale non in grado di competere con la sua imponente stazza.

Alzò una zampa e, in un lampo, lame affilate cuneose apparvero come suo prolungamento. Quasi compiaciuto dalla mia rinnovata paura, quasi mi dicesse "ed ora che hai visto la mia potenza, non ti resta altro che pregare aspettando il giudizio del fato", in un tempo infinitesimo sentivo già l’acciaio farsi strada nella mia carne, originando delle velocissime autostrade di sangue che si gettavano a terra, tingendo di un rosso porpora la zona a me prossima.

Potevo sentire la mia coscia staccarsi dal ginocchio sottostante, mentre un tinello di sangue si schiantava a terra, quasi fosse una secchiata d’acqua, potevo sentire la pelle del braccio scollarsi dolcemente, in un tripudio di dolore, da quella del gomito, potevo percepire il grasso della mia pancia mischiarsi assieme alle budella e ai rimasugli dei miei organi interni in un cocktail violaceo, prossimo aperitivo del mostro.
Mentre mi scomponevo una piacevole sensazione di caduta nel vuoto si impadroniva di me, allontanando sempre più quell’atroce dolore che divorava i miei ultimi, infinitesimi, istanti di vita.

Prima di crollare definitivamente a terra le lacrime solcarono il mio viso scarnato. Rivolsi un’occhiata disperata ed impotente verso il mostro, gli squadrai gli occhi addentrandomi nei loro meandri. Eccomi là, la mia gabbia… in una stanza buia, avevo 4 anni. Viene illuminata da uno squarcio di luce: una porta aperta. Rumore di passi e sciaff!!! Uno schiaffo in pieno volto. Poi un calcio, una gomitata e… delle martellate sui testicoli. Tanto forte l’ultima martellata che stavolta il testicolo fa "crack" e dello strano liquido fuoriesce dall’orifizio anale. Poco male, i miei testicoli non li sento più da tempo con tutte le botte che hanno preso… con tutti quelli che, come si suol dire, me li hanno "rotti". Ed infatti eccomi a scuola, i compagni entrano senza salutarmi, le ragazzine mi adocchiano con aria di compassione, i maschi mi negano l’accesso al gruppo. Rimango in disparte, pensando a chi posso chiedere della droga per dimenticare e rassicurandomi che un giorno cambierà tutto. Ma rieccomi 20 anni dopo, obeso, drogato, frequentatore di un SERT che non mi aiuta… in casa, tutto il giorno, con la paura di uscire per non mostrare la mia forma e lo stato in cui permango alla gente..

Tutta la mia vita d’inferno, per nulla paragonabile a quel dolore che le unghiate del mostro mi hanno provocato, riducendomi a brandelli. Poi osservo bene: il mostro si scompone in tutte queste immagini della mia vita che mi sono appena venute alla mente…
Un suono… un antico e melodioso suono, un suono di coraggio, di rincuoramento, di fiducia riempie le mie orecchie e la mia testa.

Sono loro. Sono venuti per non abbandonarmi. Sono venuti a salvarmi e a portarmi via, perchè io SONO uno di loro.

"STAND AND FIGHT!!"

Sono venuti icuranti delle difficoltà che avrebbero dovuto affrontare per salvarmi.

"LIVE BY YOUR HEARTS"

Sono venuti perchè tra di noi i problemi di uno sono i problemi di tutti.

"ALWAYS ONE MORE TIME"

Sono venuti perchè se qualcosa mi uccidesse, anche loro morirebbero.

"I’M NOT AFRAID TO DIED!!"

La nostra filosofia di vita, che non è solo quello, ma il senso della vita stessa perchè non esistono altre filosofie giuste, ci impone di tenere ai compagni come teniamo a noi stessi. E così facendo noi diventiamo una squadra, una squadra di fratelli uniti, un unico corpo, mente e spirito le cui parti devono funzionare tutte perfettamente per dare il massimo. In quanto squadra, battiamo ad uno ad uno i singoli ed ignobili esseri umani pieni di sèSiamo noi stessi solo se ci sono gli altri, altrimenti non esistiamo.

!!!!NOI  SIAMO  I  FRATELLI  GUERRIERI  DEL  METALLO!!!!

E magicamente sento un fiume di vita scorrere nuovamente in me, la forza, la vitalità, il mio corpo si riassembla, la mia mente torna forte e compatta. Non sono più solo, i fratelli guerrieri del metallo stanno, uniti in una schiera a curva, dietro di me, pronti ad intervenire. Le spade puntate verso il mostro, gli occhi pieni di fiducia e passione per me. Posso sentire i loro pensieri
 "vai!!",
 "forza!!! Attacca, è il momento!!",
 "dacci dento!! Qualsiasi cosa succeda noi ti sosterremo!",
"la sfida è la tua, vincila tu, ma se avrai bisogno noi saremo al tuo fianco!!",
 "fino alla fineee!!",

e il solo fatto che siano qui, aumenta la mia forza, la mia stazza, il mio coraggio! La mia virtù si impenna in un viaggio stellare, comete luminescenti escono dal mio corpo schiantandosi con boati tremendi al terreno, un terreno così lontano, ma che sembra ad un passo. Un panorama apocalittico leva le sue tende , esplosioni intergalattiche si susseguono a ripetizione nel blu universo stellato. Le luci prodotte sembrano presagio di una lontana speranza. Mi sollevo da terra, mentre l’immenso piacere del sublime momento mi forza a contorcermi in un urlo fragoroso, spaccamontagne, che investe l’area e aumenta il prodursi a catena delle esplosioni.

Il mostro in realtà è tutto quello contro cui ho dovuto combattere nella mia vita, che ora mi fa molto meno male perchè sono diventato più forte. E’ ora di sconfiggerlo.

Due universi brillano nei miei occhi, emanano una luce bianca intensa. Alzo lo sguardo e, come incrocio quello del mostro, esso esplode, mentre un urlo da dietro le mie spalle mi investe di gioia: i fratelli guerrieri l’hanno sempre saputo, credevano in me ed hanno tirato fuori la mia forza, una forza che io, sinceramente, nemmeno in un milione di anni avrei immaginato di poter celare al mio interno.

Mi abbandono alle lacrime, e piango, e rido nello stesso momento, mentre salto di gioia e abbraccio i miei fratelli.

Ora è tempo di festeggiare, cena, piena, figa e poi tutti a nanna, domani è un nuovo giorno e un altro fratello potrebbe aver bisogno di noi.

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New Age

Oggi è esattamente il 27 settembre. Un’altra estate ormai sta disintrecciando le sue trame lasciando fiorire un autunno che travolge il nostro etere sempre più velocemente. Tra qualche giorno avrà preso completamente il sopravvento e gli sprazzi estivi manenutisi fin d’oggi non saranno che un recente, per quanto lontano, ricordo.
Da frequentatore scolastico, questo delinea più di ogni Natale o Capodanno che dir si voglia l’assunzione mentale che si delinea nei meandri della mia mente, la quale resuscita la consapevolezza che un altro anno è volto al termine. Ma, sia perchè anche a gente che ad oggi è pienamente adulta e lavoratrice è rimasto nel cuore questo "tempo delle mele" dell’infanzia, sia perchè l’estate è un vero e proprio raggio di sole all’interno dell’anno, un po’ a tutti la sua evanescente svanizione di cui essa ci rende testimoni in questo periodo lascia come un vuoto nell’anima, una zona che si inscurisce, come, metaforicamente, il sole autunnale rischiara di meno lasciando alcuni spazi cupi rispetto alla sua controparte estiva.

Spesso e volentieri in questi desolanti momenti che tagliano a metà le nostre abitudini di uscire in vestito leggero e vedere il sole illuminarci fino alle otto di sera, ci costringono in casa di buon’ora, a ripararci dai primi inevitabili freddi, dalle precoci serate che presto si trasformeranno in nebbiose nottate, e a riflettere, spesso e volentieri, sui nostri nuovi propositi per il lungo e laborioso periodo a venire, prorompente anche nelle nostre più imminenti vacanze a causa del freddo.

Osservo il pallido illuminare dello schermo del pc in stand-by e intanto faccio un rapido resoconto dell’anno trascorso, che ben volentieri, senza accorgermene, trova più punti di collegamento con avvenimenti ancora precedenti. Senza che passi tanto tempo, mi accorgo che a fare il resoconto sì, lo sto facendo, ma di tutta la vita fino a questo momento. E’ incredibile come quanto hai realizzato nell’anno trovi talmente tanti punti di ricongiungimento con quello che hai realizzato nel precedente, e nel precedente ancora, fino a giungere da un fitto intreccio di collegamenti, a collegamenti più isolati, dispersi e robusti, che vanno sempre più indietro nel tempo e si dipanano per uno spazio pressochè infinito, tanto infinito quanto è l’infinito che la nostra personalissima capacità di concezione è in grado di concepire, ricongiungendosi ai più remoti trascorsi che ci riguardano.
E’, come mi piace chiamarlo, il "filo" della nostra vita: azione, reazione, azione, reazione, e così via, da quando siamo nati, fino ad oggi. Delle tante diramazioni che potevamo imboccare, ne abbiamo scelte solo una alla volta, non potevamo e non potremo mai essere in due posti contemporaneamente, e questo ha determinato che, da quando siamo nati e abbiamo preso certe diramazioni cui non potevamo sottrarci, a mano a mano che crescevamo abbiamo sempre più deciso di nostra volontà quali intraprendere, anche se molte le scelte possibili ci vincolavano a poche o una sola diramazione possibile, altrimenti avremo perso dei "punti vita", come in ogni buon gioco di ruolo e la vita, che ci crediate o no, è proprio un grande, immenso gioco di ruolo.

Ed ora sono qui, che contemplo abbastanza soddisfatto tutto quello che mi ha portato ad essere quello che sono, dipendentemente o no da me. E’ una buona base da cui partire, ora ho chiari i miei obbiettivi futuri e non devo fare altro che dare il meglio di me stesso per raggiungerli. Ogni volta che mi troverò ad una diramazione, da oggi avrò un sano e solido criterio per scegliere come prolungare il filo della mia vita, in quale direzione, e questo sarà proprio la mera valutazione di quanto ogni diramazione contribuirà attivamente a farmi avanzare nella persecuzione di questo obbiettivo.
Obbiettivo, poi, in senso figurato, perchè è un obbiettivo che ne racchiude una serie di obbiettivi.

Oggi so cosa devo fare, e proprio per questo sono un ignorante, perchè solo l’ignorante sa quello che vuole, sa cosa fare in ogni attimo della sua giornata. L’intelligente è indeciso a valutare le conseguenze di ogni possibilità, ma anche lui è un illuso dato che non ce la farà mai a considerare troppe variabili.
L’uomo deve stare nel mezzo a queste 2 categorie, solo convergendo all’infinitesimo verso il centro, allora salirà di grado e andrà nella terza dimensione, l’altezza (o profondità).

Molto profondi come concetti, tanto profondi che se vado ancora un po’ giù, prima di tornare in superficie soffoco, quindi vi saluto, volgendo lo sguardo dove quel meraviglioso tramonto di fine estate sta lanciando gli ultimi segnali del periodo di guerra che comincerà da domani, un presagio delle luci della battaglia e noi, uomini d’onore, di valore e di coraggio, noi che "l’onore viene prima della nostra stessa vita", alziamo le spade al cielo e invochiamo la carità di nostro Signore affinchè ci accompagni nella nostra battaglia che gloriosa sarà solo se il nostro combattimento continuerà ad onorarci per tutto il percorso, fino alla fine di essa e dei nostri giorni.

Ed ora, tutti a nanna, l’ora è tarda e domani il cielo sarà in festa perchè proietterà ai nostri occhi l’ALBA di una nuova ERA.

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