Bene, vi faccio i miei migliori auguri di buon anno!
Il 2011 si affaccia alle nostre vite, un nuovo ventennio ha inizio e solo tra 20 anni ne avrà inizio un altro, un nuovo decennio ha inizio e solo tra 10 anni ne avrà inizio un altro. Potremmo così dire similmente nella logica intrinseca dell’affermazione che avrà inizio sia un quinquennio, sia un secolo, che un millennio o un millennio, possiamo ciclare all’infinito con multipli e divisori del numero simbolico 10.
Perchè 10 e non 11, visto che siamo nel 2011?
Ma perchè è semplice. Il 2010 è una data di arrivo. Ci arrivi dal 2000, passando per il 2005, ma il 2010 non la riesci a vedere come una data di inizio, seppur è lì che ha effettivamente inizio qualsiasi entità temporale che si possa definire in lingua italiana tramite multipli e divisori di 10.
Il 2010 è una data di arrivo, di fine. Abbiamo bisogno di staccarla concettualmente dall’inizio di qualcos’altro, o della sessa cosa potremmo ugualmente affermare tenendo conto del multiplo / divisore uguale a 1 in ogni numero.
E’ nel 2011 che percepiamo effettivamente e chiaramente che: “Bene, un nuovo decennio è effettivamente partito.” Anche in analisi matematica i multipli o divisori tra 0 escluso e 1 escluso abbassano il valore del numero che va a loro moltiplicare. Quando è 1 che divide o moltiplica, il numero rimane tale, e allora non resta che il numero che va a moltiplicare sia maggiore di 1, escluso. Ora siamo passati sopra questo 1 e stiamo andando verso il 2, ogni infinitesimo intervallo di tempo cui siamo sottoposti aumenta infinitesimamente un valore che si avvicina sempre più a 2. Tradotto è semplice: stiamo salendo perchè abbiamo appoggiato la scala.
Una di quelle date per cui il valore simbolico lo devi proprio fiutare alla fine, il secondo decennio dello zeresimo secolo del secondo millennio, ogni quantità è ripetibile in maniera discreta non sostituendo alle parole numeri decimali, ma numeri naturali positivi, i più intuitivi del sistema che, guardacaso, si chiama decimale (2010->2011).
Le coincidenze per farne una relativamente importante data di “stacco” nel calendario ci sono. Al minimo magari, ma ci sono.
E allora che dire, un 2010 favoloso, pieno di gioie e soddisfazioni si è appena concluso, nonostante non siano mancati gli imprevisti, che hanno messo a dura prova il mio ego già dedito con tutte le sue energie al comparto scolastico da recuperare togliendomi, tra le altre cose, la libertà di libero movimento (leggi: la patente).
Gioie e soddisfazioni irripetibili e la maturazione di un ideale: sviluppare la mia persona e personalità secondo un modello predefinito di rigore, attività e disciplina, facendo confluire tutte le energie nel miglioramento dell’esistenza e investendo nel futuro.
Sto parlando di tutti quei personaggi cinematografici, presenti anche nella mia testa e naturalmente nella tua, che allenandosi raggiungono un obbiettivo. Prostrandocisi anche solo con lo sguardo, con la mente, è lì che volevano arrivare e ce l’hanno fatta. Rambo, allenato alla guerra, Rocky allenato alla boxe e sconfitto prima di maturare seriamente, i personaggi di Dragon Ball che si allenano per superarsi, Roronoa Zoro in One Piece, Gatsu in Berserk, Ryu in Street Fighter. E Naruto in… beh.. in tutto il mondo ha lo stesso nome, quindi è facile.
Ah, aggiungo quel cintura nera che si è fatto tirare un calcio nei coglioni ai 320 all’ora da un lottatore e non ha fatto una piega, nè osso pubico rotto, nè budella di coglioni. Anche lui si è allenato per diventare quello che è.
Noi in occidente possiamo trovare questa mentalità difficile da comprendere a fondo, è tipica orientale, parla del corpo, dell’allenamento, dello spirito, della volontà. Dei chakra, della meditazione, dell’autosuggestione. Dell’anima, della ragione della vita, di Dio e della religione. E’ intrinseco, è una virtù , siamo noi. Noi invece per noi siamo qui per ottenere i successi senza la disciplina necessaria nel poterci arrivare, ma gratuitamente, col minimo sforzo. Vinciamo quando peggioriamo le situazioni altrui rispetto alle nostre, noi quando miglioriamo le nostre rispetto alle altrui come gli orientali. Fottere è la parola d’ordine e “stai all’occhio che è un italiano!” è come ci vedono i paesi confinanti a nord, perchè quelli a sud, oltre il mare, leggono dall’altra sponda la parola “AMERICA” riferita alle nostre coste e si buttano a nuoto per raggiungerci, fosse necessario.
Beh, voler migliorare è stato quello che ho appoggiato sin dall’inizio prima di appoggiare la scala al muro, ora che sto salendo non posso che desiderare di continuare a salire.
Vi auguro una buona salita! Ci vediamo su, quando sarà ora!!
